14 dicembre 2009

Tonio Kröger (cit.)

Archiviato in: leggo — Shannafra @ 10:26

[...] L’esperienza gli diceva che quello era amore. Ma benché fosse perfettamente consapevole che l’amore gli avrebbe procurato gran pena, tormento e umiliazione, che inoltre avrebbe distrutto la sua pace e riempito il suo cuore di melodie, senza permettergli la quiete necessaria a definire la forma di una cosa, a trarne con calma qualcosa di compiuto, nonostante ciò egli l’accolse con gioia , vi si abbandonò interamente e lo coltivò, con tutte le forze dell’animo, poiché sapeva che esso arricchisce e vivifica e aspirava a quella ricchezza e a quella vita più che a esprimere con calma qualcosa di compiuto … [...]  

[...] seguì la via che doveva seguire con passo un pò pigro e ineguale fischiettando e guardando lontano inanzi a sé col capo reclinato da un lato ; e se gli accadeva di sbagliar strada , ciò era perché per certuni non esiste una strada giusta. A chi gli chiedeva che cosa intendesse fare di sé dava risposte diverse, perché come soleva dire (e l’aveva anche già annotato) egli portava in sé possibilità per mille modi di esistenza, insieme alla segreta consapevolezza che in fondo, si trattava di altrettante impossibilità … [...]

Tonio Kröger  (Thomas  Mann)

9 dicembre 2009

il quattrenne – dominio pubblico

Archiviato in: le uscite del quattrenne — Shannafra @ 22:42

oggi il quattrenne mi ha detto serissimo che devo essere molto felice di avere un bambino meraviglioso come lui perché :

1. lo ha detto anche il cameriere quello in giacca al ristorante cinese sabato anzi ha proprio detto ” se solo  tutti i bambini che vengono in questo ristorante fossero come te ”

2. lo ha detto la commessa in panetteria dopo che l’ho fatta ridere facendo le smorfie

3. lo ha detto la maestra alla materna e tu dici che devo sempre ascoltare quello che dice e poi mi vede tutto il giorno

hai capito allora, mamma?

2 dicembre 2009

Piangere?

Archiviato in: Senza categoria — Shannafra @ 12:54

Piangere? Aspettare.  Aspettare. Aspettato fino alla fine.
Creatura paziente, l’uomo. Creatura frenetica, l’uomo. Divorante, divorata creatura, l’uomo.

Elias Canetti

1 dicembre 2009

sigilli

Archiviato in: leggo — Shannafra @ 10:10

Visto che ci sono stanze nelle nostre menti nelle quali  non entriamo mai senza scusarci, dovremmo rispettare i sigilli degli altri.

Emily Dickinson – frammenti in prosa

29 novembre 2009

attachant

Archiviato in: scrivo — Shannafra @ 20:08

Ci sono parole che non si possono tradurre da una lingua ad un’altra, per le quali non esiste un termine o una espressione che possa essere considerata equivalente e che contenga tutte le sfumature dell’originale.

Quando devo definire il sentimento che mi suscitano certe persone non mi rimane che ricorrere al francese “attachant”; “un type attachant” è una persona per la quale già dal primo istante si prova un sentimento di simpatia, di empatia e di tenerezza, come nei confronti di un figlio; in maniera istantanea si prova l’impeto paterno della protezione. Si pensa che se anche non facesse nulla per meritarselo in maniera particolare, per il solo essere candidamente come è e senza mai richiederlo si sarebbe portati a portargli aiuto in caso di bisogno o incoraggiamento per qualunque impresa.

L’essere attachant si guadagna così per suo magnetismo essenziale in un’unico colpo la stima, l’affetto, la dedizione di chi incontra senza generare invidie e sospetti e si lascia amare di un amore sincero e semplice.

Chi è attachant in genere non sa di esserlo e non usa in maniera opportunista questo fascino, è un innocente, un essere che dà la perenne sensazione di essere in qualche modo perduto e miracolosamente a galla nel caos del mondo suscitando benevolenza.

Non riesco a risolverlo con amabile, seducente, attraente,  gradevole o magnetico perché mi sembra che questi termini implichino una certa affettazione, una intenzione, una malizia che non coincide con il tipo umano che ho in mente, non si tratta di un fenomeno di innamoramento, di amicizia o di comunione di anime, è un’altra qualità, una qualità per me ancora intraducibile.

27 novembre 2009

linea 92

Archiviato in: scrivo — Shannafra @ 18:47

Nella folla dell’autobus mi avvicino per timbrare; ti intravedo seduto a pochi passi con gli occhi chiusi, dormi.
Mi cadono i guanti, in quello spazio esiguo guardo in giù: sono ai tuoi piedi.
Ci chiniamo insieme, me li porgi e sorridi, sorridi con quegli occhi grandi arrossati dal sonno, con l’intera tua faccia ruvida di peruviano dall’età indefinita. In quel sorriso vedo in un istante la tua gioventù, le tue speranze e la fatica di seguire un destino che ti ha portato lontano da casa in un autobus affollato a Milano.
Il sorriso si spegne, gli occhi si richiudono; il sonno ha la meglio, la città sfocata dalla nebbia sfila fuori dal finestrino.

24 novembre 2009

il quattrenne letture serali e polemiche grammaticali

Archiviato in: Senza categoria — Shannafra @ 12:10

i tre briganti
[...] “Era una bambina piccola e triste. Si chiamava Tiffany e stava andando a casa di una vecchia zia, perché era orfana” [...]

quattrenne: mamma, che vuol dire orfana?

mamma: vuol dire che non ha più la mamma e il papà …

quattrenne: ah, la vecchia zia era orfana?

mamma:  no edo, è la bambina che è orfana e sta andando dalla vecchia zia …

quattrenne:  e allora perché dicono che la vecchia zia è orfana?

quattrenne: non lo dicono edo, rileggiamo

[...] “Era una bambina piccola e triste. Si chiamava Tiffany e stava andando a casa di una vecchia zia, perché era orfana” [...]

quattrenne: a me sembra orfana la zia …

mamma: edo non ha senso, comunque se vuoi te la rileggo cambiando la frase

[...] “Era una bambina piccola e triste rimasta orfana e stava andando a casa di una vecchia zia” [...]

quattrenne: e Tiffany dov’è finita Tiffany? ora ho capito la zia forse si chiama Tiffany!

Alla fine, dissolta ogni certezza, ho avuto pena per questa vecchia zia Tiffany orfana di padre e di madre, chissà se anche per lei è tanto complicato leggere le favole la sera.

23 novembre 2009

Il nastro bianco

Archiviato in: vedo — Shannafra @ 15:40

“(…) qualsiasi principio, quando viene assolutizzato, diventa disumano. Che sia un ideale religioso, politico o sociale, quando diventa pensiero unico produce il terrorismo. (…)” Michael Haneke

Nella germania dell’est in un isolato paesino rurale  dei primi del secolo scorso si susseguono episodi curiosi e di estrema violenza, trappole, imboscate, vandalismi che immergono l’intera popolazione in una tetra atmosfera di sospetto reciproco.

All’interno di queste case e di questo villaggio, in un contesto già retto per convenzione dalla legge del sopruso e della violenza psicologica e fisica si vedono crescere le giovani menti che nell’immediato futuro saranno protagoniste di una delle pagine più efferate della storia moderna.

Il bianco e nero di Haneke ci regala momenti magici di dramma e di contrasto, nere le macchie delle persone sulla neve bianca al funerale del contadino suicida, bianche le fiaccole nel buio fitto del bosco che illuminano il bambino disabile picchiato selvaggiamente, nere su nero le figure nell’oscurità delle case  nella notte interrotta dalle lievi fiamme delle lampade ad olio, l’immagine tutta  ci trattiene in una atmosfera claustrofobica e terribile.

Il nastro bianco non è però un film che racconta una storia senza speranza, il narratore, il maestro del villaggio rimane estraneo a questo universo fatto unicamente di rapporti perversi  mostruosi e di omertà e sembra vederlo dall’esterno esserne stupito e inorridito insieme allo spettatore. Lui  si innamorerà in maniera fresca e limpida di una giovane levatrice proveniente dalla città dove insieme a lei costruirà un futuro e una  vita diversa lontana dal villaggio trovando la sua personale via di fuga anche dalle atrocità della guerra.

Fughe

Archiviato in: leggo — Shannafra @ 14:06

Traversare la strada per scappare di casa lo fa solo un ragazzo.

(Cesare Pavese – Lavorare stanca)

18 novembre 2009

il quattrenne le donne le scimmie i criceti e la pallacanestro – riassunto delle puntate precedenti

Archiviato in: le uscite del quattrenne — Shannafra @ 18:24

Il quattrenne ha ricevuto una proposta di matrimonio da una coetanea, ha risposto “non posso anche le altre mi vogliono”.

Il quattrenne mi ha chiesto ‘quanto pesa tutto l’intero mondo?’ mi sono presa fino a  sera per rispondere (lui intanto si è autorisposto – certo che ci vorrebbe una bilancia molto grande!).

Il quattrenne si è fatto comprare un peluche all’ikea, ha scelto un criceto pezzato. Sulla strada del ritorno mi ha detto che aveva deciso di chiamarlo NNA la spiegazione è che il criceto ha due macchie marroni sulla pelliccia e una nera N= marrone A =nero NNA una specie di algoritmo … ( paura)

Il quattrenne  ascolta attento la spiegazione della parola ‘banale’ fa una pausa e poi mi dice :” ho capito mamma allora tu sei banale ”

Il quattrenne  ha una passione per un supereroe che si chiama Vomito

Il quattrenne, evoluzionismo versus creazionismo  : “mamma tu quando eri giovane e eri scimmia sapevi giocare a pallacanestro ?”

(segue)

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