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	<title>Passo Rapido &#187; scrivo</title>
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		<title>le arti delle donne</title>
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		<pubDate>Tue, 04 Jan 2011 21:50:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Shannafra</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Lena era brutta e baffuta, bassa e tarchiata, i capelli unti, le mani ruvide, gestiva un negozio all&#8217;angolo della piazzetta ed era una istituzione nel quartiere. Quando mi dissero che si era ammalata ed era morta da pochi mesi provai una grande tristezza, con lei se ne andava una fonte fondamentale di aneddotica familiare. Del [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Lena era brutta e baffuta, bassa e tarchiata, i capelli unti, le mani ruvide, gestiva un negozio all&#8217;angolo della piazzetta ed era una istituzione nel quartiere.<br />
Quando mi dissero che si era ammalata ed era morta da pochi mesi provai una grande tristezza, con lei se ne andava una fonte fondamentale di aneddotica familiare.<br />
Del marito di Lena, M.,  la prima cosa che si diceva, era che somigliava a Spencer Tracy, popolarmente trasformato in  &#8220;spinci e trasi&#8221; (spingi ed entra) negli anni in cui al cinema si andava portandosi la sedia da casa e si evitava la platea per non essere colpiti in testa dagli sputi.<br />
I racconti e un mio vago ricordo lo descrivono alto, distinto, brizzolato, una bellezza inedita per quall&#8217;angolo di sicilia, per quella storia, per quella moglie.</p>
<p>Un quartiere del centro storico, ancora oggi di panni stesi, madri urlanti, figli in carcere poi tossici e spacciatori.<br />
Una di quelle strade senza scampo in cui vivono i ladri maldestri che rubano dai vicini e si fanno pizzicare dietro l&#8217;angolo.</p>
<p>Ma all&#8217;epoca di Lena e M., all&#8217;epoca della loro storia quella per cui tutti li avrebbero ricordati, si parla di pistolettate e di onore.</p>
<p>Un onore che all&#8217;epoca si poteva, anzi, si doveva difendere e il cornuto aveva l&#8217;estremo diritto del sangue.<br />
M. aveva ucciso per difendere l&#8217;onore, aveva pulito con il sangue la reputazione sua e della moglie che aveva ammesso al processo di essere stata sedotta dal barbiere che aveva negozio a due portoni dal loro e aveva così evitato il carcere al marito che usciva con diritto.</p>
<p>In seguito la frase ripetuta da Lena come una litanìa era  &#8220;mi infangai per salvare mio marito&#8221;.<br />
Per salvarlo dal carcere.<br />
Una confessione forse fasulla, si diceva, per mascherare un delitto di mafia da regolamento di conti ordinato dal clan che le dava insieme la patente di femmina e  sottraeva agli impedimenti della giustizia il legittimo marito.</p>
<p>Sapersi tenere il marito con un metodo o con l&#8217;altro è preciso compito di una moglie, Lena lo ribadiva ad ogni piè sospinto.<br />
&#8220;Signora Agata lei lo sa cosa intendo, se mia nuora c&#8217;aveva le arti mio figlio non se le andava a cercare certe strafalarie.&#8221;<br />
Lena lo urlava spalancando la bocca sdentata inseguendo mia nonna  fin sull&#8217;uscio senza darle scampo.<br />
L&#8217;argomento delle &#8220;arti&#8221; della signora Lena e del famoso delitto d&#8217;onore faceva ancora scatenare le più fragorose risate anche dalle signore più distinte che nei pomeriggi estivi sui terrazzi del quartiere si ritrovavano fingendo di scambiarsi consigli sui ricami del corredo delle figlie.</p>
<p>La faccenda del marito non sarebbe stata l&#8217;ultima a farle vedere un po&#8217; di mondo e a farle sperimentare le arti del vivere, il definitivo ingresso negli alti ranghi della cronaca nera avvenne quando un figlio finì all&#8217;Ucciardone.<br />
Fu un periodo frenetico, confidava alle vicine che in carcere lui stava frequentando le persone giuste e che lei aveva l&#8217;incarico di non fare mancare mai vino pesce e aragoste per i festini che si tenevano in certe celle anche a costo di indebitarsi perché quella è gente che si ricorda e poi ti mantiene.<br />
Quelle prime attenzioni aiutarono la carriera del figlio ben oltre le sue ambizioni e garantirono a lei una vecchiaia comoda.</p>
<p>L&#8217;arte di essere una donna.<br />
I mariti si devono tenere, si devono difendere, i figli si devono aiutare sempre, gli uomini se ne ricorderanno. </p>
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		<title>3 Maggio giornata mondiale dell&#8217;ex migliore amico &#8211; a_reazioni</title>
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		<pubDate>Mon, 03 May 2010 11:51:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Shannafra</dc:creator>
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		<description><![CDATA[a_reazione 1 Ultimo anno di liceo, lei, la mia amica, era innamorata persa di E. anche io lo ero ma non l&#8217;avrei mai detto lo tenevo dentro era una cosa mia, ascoltavo lei che raccontava le sue pene soffriva della sua indifferenza io non soffrivo. Io assistevo. Lui era eccentrico, intelligente impegnato e aveva la [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>a_reazione 1</strong></p>
<p>Ultimo anno di liceo, lei, la mia amica, era innamorata persa di E. anche io lo ero ma non l&#8217;avrei mai detto lo tenevo dentro era una cosa mia, ascoltavo lei che raccontava le sue pene soffriva della sua indifferenza io non soffrivo.</p>
<p>Io assistevo.</p>
<p>Lui era eccentrico, intelligente impegnato e aveva la sua corte, io mi sentivo invisibile, facevo la snob che stava nel gruppo di quelli di DP senza mai prendere la tessera,  più per differenziarmi dalla FGCI che per convinzione. Mercatini affiancati, serate a discutere bere e a fumare, normalità da postadolescenti con dietro l&#8217;angolo della vita la prospettiva  dell&#8217;università ancora da decidere.</p>
<p>Una sera d&#8217;estate dopo aver servito salamelle e venduto manifestini del Che mal stampati lui improvvisamente si accorge di me e mi regala l&#8217;inizio di quello che nei ricordi rimane uno dei più bei periodi della mia vita, non mi feci mai domande né complessi, ero felice, persi l&#8217;amica che non mi parlò mai più e, lo sapevo benissimo, ne soffrì molto.</p>
<p>Non volevo farmi vedere innamorata, strategia ingenua, lo criticavo su tutto, da come si vestiva alle sue tesi politiche alla musica che ascoltava. Concerti al parco Lambro  sdraiati sull&#8217;erba partite di pallone, compagnia di amici, manifestazioni, allegria.</p>
<p>Naturalmente dopo qualche mese lui mi lasciò.</p>
<p>Il ricordo è grottesco, faceva freddo seduti su una panchina in granito alla fermata della filovia mi annunciò che si rimetteva con la sua ex e salì sul pullmann. Sipario.</p>
<p>Stetti malissimo. Poi passò.</p>
<p>In seguito sono stata fortunata e ho fatto dei buoni incontri anche in termini di amicizie.</p>
<p>Molti anni dopo entrando in un ristorante con un mio caro amico ho sentito la sua risata, strana, aspirata, asmatica, con conseguente mio collasso delle gambe e  quasi svenimento, l&#8217;amico se ne accorge mi sorregge, riesco a raggiungerlo al tavolo salutare, fare i convenevoli. Piccoli atti di eroismo.</p>
<p>Dell&#8217;amica non ho saputo più niente né mai l&#8217;ho cercata.</p>
<p><strong>a_reazioni 2</strong></p>
<p>Qualche anno fa ho dovuto mio malgrado interrompere i rapporti con una persona che ritenevo una cara amica per motivi di lavoro. I fatti, la conclusione della vicenda, i colleghi coinvolti hanno ampiamente dimostrato la mia buona fede e le mie ragioni e ancora ora non mi spiego come improvvisamente lei  possa essersi rivoltata contro di me nonostante abbia cercato il confronto e analizzato il mio comportamento.</p>
<p>Dopo quell&#8217;episodio non abbiamo più avuto rapporti.</p>
<p>Ricordo i suoi lineamenti, i suoi capelli, le espressioni del suo viso  la sua voce e alcuni passi delle lettere che ci siamo scritte.</p>
<p>Da giorni cerco di ricordare il suo nome e non ci riesco. Cancellata.</p>
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		<title>un franco e cinquanta</title>
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		<pubDate>Tue, 20 Apr 2010 13:36:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Shannafra</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Da bambina, durante una passeggiata domenicale sul lungo Senna mio padre mi prese in braccio e mi fece volare in alto girando. Io ridevo come ridono i bambini quando sono felici. Un uomo era seduto davanti a noi su una panchina ci guardava mentre giocavamo e sorrideva. Prima di andarsene si avvicinò porgendomi la mano [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Da bambina, durante una passeggiata domenicale sul lungo Senna mio padre mi prese in braccio e mi fece volare in alto girando.<br />
Io ridevo come ridono i bambini quando sono felici.<br />
Un uomo era seduto davanti a noi su una panchina ci guardava mentre giocavamo e sorrideva.<br />
Prima di andarsene si avvicinò porgendomi la mano e mi disse &#8211; tieni questi sono per te che mi hai fatto divertire, ricordati, queste monete te le ha date un clochard.<br />
Non ho mai perso quelle monete, le conservo ancora fra le cose care. Ogni tanto tornano a galla come tornano i ricordi, inaspettatamente.<br />
Quel franco e cinquanta è ancora pieno di fortuna ne sono certa.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>il latte dello spavento</title>
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		<pubDate>Sat, 10 Apr 2010 07:52:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Shannafra</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Questa storia è stata raccontata infinite volte a casa mia è una di quelle storie &#8220;dell&#8217;origine&#8221;. Mia nonna aveva partorito da pochissimo aveva 17 forse 18 anni era il 1943 in Sicilia. Quella notte si sentirono le sirene per i bombardamenti e tutti si precipitarono ai rifugi, i miei nonni spaventati avvolsero il neonato e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Questa storia è stata raccontata infinite volte a casa mia è una di quelle storie &#8220;dell&#8217;origine&#8221;.<br />
Mia nonna aveva partorito da pochissimo aveva 17 forse 18 anni era il 1943 in Sicilia.<br />
Quella notte si sentirono le sirene per i bombardamenti e tutti si precipitarono ai rifugi, i miei nonni spaventati avvolsero il neonato e si nascosero con gli altri. </p>
<p>Lei era terrorizzata, la sua paura era evidente, solida. Non riusciva a trattenere le lacrime.</p>
<p>Le donne le dissero che non poteva allattare  in quelle condizioni, che &#8220;il latte dello spavento&#8221; avrebbe fatto male al bambino, lo avrebbe avvelenato, il seno tirava e il bambino già piangeva per la fame. </p>
<p>Un uomo tirò fuori da un cesto una nidiata di cagnolini appena nati, la bendarono e le misero al seno i cuccioli per liberarla dalla pressione e farle rinnovare il latte.</p>
<p>Ancora ora quando lo racconta piange.  </p>
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		<title>pensieri orbi</title>
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		<pubDate>Tue, 06 Apr 2010 13:45:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Shannafra</dc:creator>
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		<description><![CDATA[pensieri come fumo pensieri senza occhi e senza bastoni che sbattono contro le pareti della stanza pensieri orbi che finiscono sul soffitto dove rimarranno appiccicati io strofinata sul lenzuolo ferma li guardo]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>pensieri come fumo<br />
pensieri senza occhi e senza bastoni che sbattono contro le pareti della stanza<br />
pensieri orbi che finiscono sul soffitto dove rimarranno appiccicati<br />
io strofinata sul lenzuolo ferma<br />
li guardo </p>
]]></content:encoded>
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		<title>Gravare d&#8217;amore</title>
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		<pubDate>Wed, 17 Mar 2010 15:14:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Shannafra</dc:creator>
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		<description><![CDATA[E&#8217; lecito attribuire a un singolo individuo un&#8217;importanza tale da fargli prendere il posto di tutti gli altri? E&#8217; lecito gravarlo così tanto d&#8217;amore e d&#8217;innocenza? Elias Canetti]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>E&#8217; lecito attribuire a un singolo individuo un&#8217;importanza tale da fargli prendere il posto di tutti gli altri?<br />
E&#8217; lecito gravarlo così tanto d&#8217;amore e d&#8217;innocenza?</p>
<p>Elias Canetti</p>
]]></content:encoded>
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		<title>velocità</title>
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		<pubDate>Mon, 08 Mar 2010 14:28:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Shannafra</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Mi ha sempre sorpreso con che rapidità cambiano i sentimenti e gli stati d&#8217;animo sia nel racconto dell&#8217;esperienza di altri che nella mia vita. Una frase uno sguardo una notizia  può portare dalla leggerezza della felicità alla profondità della disperazione con una velocità incontrollabile. E&#8217; altrettanto difficile provare a  misurare  quanto rimarranno le tracce dei colpi subiti. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Mi ha sempre sorpreso con che rapidità cambiano i sentimenti e gli stati d&#8217;animo sia nel racconto dell&#8217;esperienza di altri che nella mia vita. Una frase uno sguardo una notizia  può portare dalla leggerezza della felicità alla profondità della disperazione con una velocità incontrollabile. E&#8217; altrettanto difficile provare a  misurare  quanto rimarranno le tracce dei colpi subiti. Non avremo mai abbastanza esperienza né saggezza per imparare a essere più veloci del cambiamento come se fossimo programmati per non poterci difendere.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Quelle giornate</title>
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		<pubDate>Wed, 10 Feb 2010 13:06:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Shannafra</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Quelle giornate in cui esci per andare a lavorare, prendi la metropolitana e per ben due volte ti cedono il posto sorridendo, davanti a te c&#8217;è un ragazzo con un doppio piercing che gli allarga i lobi delle orecchie fino a farli sembrare due padelle penzolanti,  la signora a fianco a lui lo fissa disgustata e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.passorapido.com/wp-content/uploads/2010/02/SorrisoMonnaRX.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-382" style="margin: 10px;" title="SorrisoMonnaRX" src="http://www.passorapido.com/wp-content/uploads/2010/02/SorrisoMonnaRX-300x164.jpg" alt="" width="280" height="164" /></a>Quelle giornate in cui esci per andare a lavorare, prendi la metropolitana e per ben due volte ti cedono il posto sorridendo, davanti a te c&#8217;è un ragazzo con un doppio piercing che gli allarga i lobi delle orecchie fino a farli sembrare due padelle penzolanti,  la signora a fianco a lui lo fissa disgustata e a te scappa da ridere per la scena.<br />
Passi dal tipo delle fotocopie che ti fa passare avanti così fai prima, e naturalmente pensi &#8216;che gentile&#8217;.<br />
Arrivi in comune allo sportello per consegnare  una pratica e la signora che avevi già visto il mese prima ti riconosce, scambia due chiacchiere mentre timbra i fogli e ti saluta allegramente. Allora riprendi la metropolitana e giochi a fare le smorfie con un bambino e per poco non perdi la fermata per quanto ridi.<br />
Scendi in centro e c&#8217;è il sole fai un giretto e magari per l&#8217;euforia ti concedi una paio di regalini di poca spesa ma che ti gratificano molto e, crepi l&#8217;avarizia, prendi un cappuccio  e un dolcetto al bar. Quando chiedi un po&#8217; di latte freddo il barista si spertica per rifartelo della temperatura giusta che quasi ti viene da protestare. Passi dal panettiere, la commessa ignora la signora in pelliccia che tenta di passarti avanti e facendoti l&#8217;occhiolino ti serve e abbonda senza segnare &#8230;  <br />
Quelle giornate lì, se ti capita di passare davanti allo specchio della macchinetta automatica delle fototessere vedi che semplicemnte stai sorridendo.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Quantomeno</title>
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		<pubDate>Mon, 08 Feb 2010 15:11:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Shannafra</dc:creator>
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		<description><![CDATA[A volte penso che nella mia vita sia un po&#8217; tutto a rovescio, un amico dice che ci sarebbe materiale &#8220;quantomeno per un romanzo psicologico breve&#8221;. Quantomeno.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>A volte penso che nella mia vita sia un po&#8217; tutto a rovescio, un amico dice che ci sarebbe materiale &#8220;quantomeno per un romanzo psicologico breve&#8221;. Quantomeno.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>S.Elia (3) Gli Asinatti</title>
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		<pubDate>Mon, 11 Jan 2010 15:44:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Shannafra</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>

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		<description><![CDATA[U&#8217; Cuticchio nel frattempo era andato in america con la famiglia in cerca di fortuna ma non aveva resistito; alla prima occasione aveva lasciato moglie e figli e tornato per una questione  da sbrigare in paese non li aveva più raggiunti. Ora la sera in estate raccontava le storie d&#8217;america o meglio della cittadina di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.passorapido.com/wp-content/uploads/2010/01/geloso.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-341" style="margin: 10px;" title="geloso" src="http://www.passorapido.com/wp-content/uploads/2010/01/geloso.jpg" alt="" width="120" height="170" /></a>U&#8217; Cuticchio nel frattempo era andato in america con la famiglia in cerca di fortuna ma non aveva resistito; alla prima occasione aveva lasciato moglie e figli e tornato per una questione  da sbrigare in paese non li aveva più raggiunti.</p>
<p>Ora la sera in estate raccontava le storie d&#8217;america o meglio della cittadina di provincia in cui era atterrato catapultato da S.Elia e del lavoro in fabbrica (in factory, le &#8220;fattorie&#8221; come le chiamava lui). Aveva lavorato qualche mese in una &#8220;fattoria di scarpe&#8221; e ne conservava un ricordo terribile. Raccontava con timore ancora vivo della difficoltà per orientarsi nei luoghi e fra la gente, della paura che non lo aveva lasciato mai.<br />
I &#8221;bleq&#8221;,  i neri lo terrorizzavano, &#8220;mai prestare i soldi a un bleq, non li recupererai mai&#8230; e rischi anche di prendere tumpulate&#8221;; nei suoi ricordi tutto era grande, il freddo al di là di ogni immaginazione, ogni cosa ostile, la violenza e il sopruso sempre presenti, la nostalgia del paese insopportabile.</p>
<p>A quei tempi i miei genitori avevano trasferito a S.Elia la loro entusiasta passione per l&#8217;etnografia e avevano preso l&#8217;abitudine di registrare tutto quello che potevano sui nastri di un registratore &#8220;geloso&#8221;, il microfono lungo e cilindrico e la voluminosa cassettona con i tasti colorati era presente in ogni occasione; si registravano le canzoni, le poesie in dialetto, le preghiere dei vecchi, le storie del paese e quelle private, comprese quelle rocambolesche del Cuticchio. Il poveraccio mezzo ubriaco chiedeva a mia madre che gli teneva il microfono vicino alla bocca: &#8220;signora, ma questo cos&#8217;è ?&#8221;. E lei rispondeva con aria indifferente: &#8220;niente, non si preoccupasse, un bastone&#8221;. E così su quei nastri ancora oggi sono rimaste le storie del Cuticchio e di molti altri.</p>
<p>A volte melanconico raccontava di una misteriosa ed elegante signora palermitana che si faceva accompagnare a fare passeggiate in barca a remi. Nel suo ricordo idilliaco, la signora portava un cesto pieno di provviste e un fornelletto a gas; ad un certo punto del racconto lui elencava  estasiato i manicaretti che lei gli preparava approdati sullo scoglio dopo essersi abbandonata con lui a improbabili amplessi amorosi.</p>
<p>Il ritorno dall&#8217;america del cuticchio fece ideare alla mente perversa del &#8220;barbiere&#8221; il suo scherzo capolavoro.</p>
<p>Una sera, dopo una lauta cena abbondantemente annaffiata dal vino, il barbiere fece credere al Cuticchio di essere in possesso di un telefono portatile capace di metterlo in contatto con la moglie in america. Approfittando della scarsa lucidità del malcapitato gli mise in mano un Walkie Talkie e lo obbligò ad arrampicarsi sulla montagnetta vicino alla crocetta della Madonnina con il pretesto che lì il segnale sarebbe stato indubbiamente migliore.</p>
<p>Affacciato su una scogliera a picco sul mare il Cuticchio guardava incredulo l&#8217;apparecchio che aveva in mano quando improvvisamente sentì una voce gracchiare dal trasmettitore e volle riconoscervi la moglie. Più la voce gridava, lo insultava dandogli del buono a nulla, più lui rispondeva furioso: &#8220;svergognata che ci fai alzata a quest&#8217;ora?&#8221;,  &#8220;ma che tardi c&#8217;è il fuso orario cà è mattina scimunito&#8221;, &#8220;e buggiarda sei! io lo so che approfitti ca un ci sugnu per andare con gli altri&#8221;. I partecipanti al quel gioco del massacro facevano molta fatica a trattenere le risate ma nessuno riuscì a resistere quando il Cuticchio inconsapevole se ne uscì urlando con un geniale gioco di parole: &#8220;donna infame, una cosa non mi devi fare però, una cosa mi devi promettere, non mi devi fare gli Asinatti!! lo devi promettere, hai capito? mi devi dire: non ti farò <span style="text-decoration: underline;">mai</span> gli Asinatti!&#8221;. Il timore del cuticchio era in definitiva uno solo, che la moglie lo tradisse se ne era fatto una ragione, ma che andasse con un &#8220;bleq&#8221; non era ammissibile, che tornasse in paese con un  figlio del peccato non riconoscibile per questioni di &#8220;onore&#8221; lo metteva in una tale confusione da fargli confondere muli con asini e mulatti con &#8220;asinatti&#8221;.</p>
<p>(segue)</p>
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