8 luglio 2011

Il velociraptor mi è piaciuto

Filed under: vedo — Shannafra @ 16:27

Quando andavo al liceo e partecipavo ai collettivi studenteschi, uno dei più intelligenti e impegnati studenti dell’istituto prendeva la parola a metà riunione e sistematicamente esordiva con “Sarò breve ..”. Il suo intervento non durava mai meno di 40 minuti e lasciava tutti in un grave stato di prostrazione fisica e mentale.
Durante l’ultimo quarto d’ora dava l’illusione di aver concluso almeno cinque volte con delusione sempre crescente dei presenti e sospiri di sollievo finali.

Spesso l’idea centrale dell’intervento era buona e ben argomentata ma l’ispirazione emotiva scarsa, la forma pedante, le subordinate infinite, il tono della voce mortalmente noioso; solo i più volonterosi riuscivano a mantenere viva l’attenzione fino al momento fondamentale per godere del settimanale sprazzo di intelligenza.

Ieri, nonostante gli avvertimenti, sono andata a vedere The Tree of life di Terrence Malik e ho avuto l’impressione di vivere una esperienza analoga.

Superato lo scoglio della prima parte che vorrebbe essere una ipnosi preparatoria all’approfondimento del messaggio metafisico del film, inizia una più fortunata visione caleidoscopica della vita della famiglia protagonista e in particolare del miracolo della vita e della crescita dei 3 fratelli il tutto attraverso una incessante steadycam.

“Beh, non puoi negare che, a un certo punto, il film cresce…” fa dire Nanni Moretti a un suo personaggio “Cresce la noia della storia” risponde il regista ispiratore inferocito … pensiero che non risparmia l’ignaro spettatore del Film di Malik che si vede sfilare davanti sfrangiate scene di ordinaria infelicità familiare fra frustrazioni, violenze, giochi e domande sul senso dell’esistere.

“Lì è dove vive Dio” dice la madre indicando in posa mistica il cielo, gli alberi, le nuvole e tutto il creato; la natura è lì per dimostrarlo, allora Malik, come ogni bambino che si rispetti interroga la natura, il fuoco l’acqua, l’aria, perfino i dinosauri, accende il microscopio scruta cellule e mitocondri con l’obiettivo più patinato che possiede unendo maniera a maniera.

Insomma non ti è piaciuto?
Non lo so, certo non è il mio genere (o forse non è male nel suo genere ecc…), ma una cosa che mi è piaciuta c’è: la breve apparizione del velociraptor perduto. Quella penso rimarrà nel mio cuore.
Per il resto ridatemi Bergman, e dimenticate quello che ho pensato e detto su Wim Wenders, non era affatto male in fondo.

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