Quelle giornate in cui esci per andare a lavorare, prendi la metropolitana e per ben due volte ti cedono il posto sorridendo, davanti a te c’è un ragazzo con un doppio piercing che gli allarga i lobi delle orecchie fino a farli sembrare due padelle penzolanti, la signora a fianco a lui lo fissa disgustata e a te scappa da ridere per la scena.
Passi dal tipo delle fotocopie che ti fa passare avanti così fai prima, e naturalmente pensi ‘che gentile’.
Arrivi in comune allo sportello per consegnare una pratica e la signora che avevi già visto il mese prima ti riconosce, scambia due chiacchiere mentre timbra i fogli e ti saluta allegramente. Allora riprendi la metropolitana e giochi a fare le smorfie con un bambino e per poco non perdi la fermata per quanto ridi.
Scendi in centro e c’è il sole fai un giretto e magari per l’euforia ti concedi una paio di regalini di poca spesa ma che ti gratificano molto e, crepi l’avarizia, prendi un cappuccio e un dolcetto al bar. Quando chiedi un po’ di latte freddo il barista si spertica per rifartelo della temperatura giusta che quasi ti viene da protestare. Passi dal panettiere, la commessa ignora la signora in pelliccia che tenta di passarti avanti e facendoti l’occhiolino ti serve e abbonda senza segnare …
Quelle giornate lì, se ti capita di passare davanti allo specchio della macchinetta automatica delle fototessere vedi che semplicemnte stai sorridendo.

