U’ Cuticchio nel frattempo era andato in america con la famiglia in cerca di fortuna ma non aveva resistito; alla prima occasione aveva lasciato moglie e figli e tornato per una questione da sbrigare in paese non li aveva più raggiunti.
Ora la sera in estate raccontava le storie d’america o meglio della cittadina di provincia in cui era atterrato catapultato da S.Elia e del lavoro in fabbrica (in factory, le “fattorie” come le chiamava lui). Aveva lavorato qualche mese in una “fattoria di scarpe” e ne conservava un ricordo terribile. Raccontava con timore ancora vivo della difficoltà per orientarsi nei luoghi e fra la gente, della paura che non lo aveva lasciato mai.
I ”bleq”, i neri lo terrorizzavano, “mai prestare i soldi a un bleq, non li recupererai mai… e rischi anche di prendere tumpulate”; nei suoi ricordi tutto era grande, il freddo al di là di ogni immaginazione, ogni cosa ostile, la violenza e il sopruso sempre presenti, la nostalgia del paese insopportabile.
A quei tempi i miei genitori avevano trasferito a S.Elia la loro entusiasta passione per l’etnografia e avevano preso l’abitudine di registrare tutto quello che potevano sui nastri di un registratore “geloso”, il microfono lungo e cilindrico e la voluminosa cassettona con i tasti colorati era presente in ogni occasione; si registravano le canzoni, le poesie in dialetto, le preghiere dei vecchi, le storie del paese e quelle private, comprese quelle rocambolesche del Cuticchio. Il poveraccio mezzo ubriaco chiedeva a mia madre che gli teneva il microfono vicino alla bocca: “signora, ma questo cos’è ?”. E lei rispondeva con aria indifferente: “niente, non si preoccupasse, un bastone”. E così su quei nastri ancora oggi sono rimaste le storie del Cuticchio e di molti altri.
A volte melanconico raccontava di una misteriosa ed elegante signora palermitana che si faceva accompagnare a fare passeggiate in barca a remi. Nel suo ricordo idilliaco, la signora portava un cesto pieno di provviste e un fornelletto a gas; ad un certo punto del racconto lui elencava estasiato i manicaretti che lei gli preparava approdati sullo scoglio dopo essersi abbandonata con lui a improbabili amplessi amorosi.
Il ritorno dall’america del cuticchio fece ideare alla mente perversa del “barbiere” il suo scherzo capolavoro.
Una sera, dopo una lauta cena abbondantemente annaffiata dal vino, il barbiere fece credere al Cuticchio di essere in possesso di un telefono portatile capace di metterlo in contatto con la moglie in america. Approfittando della scarsa lucidità del malcapitato gli mise in mano un Walkie Talkie e lo obbligò ad arrampicarsi sulla montagnetta vicino alla crocetta della Madonnina con il pretesto che lì il segnale sarebbe stato indubbiamente migliore.
Affacciato su una scogliera a picco sul mare il Cuticchio guardava incredulo l’apparecchio che aveva in mano quando improvvisamente sentì una voce gracchiare dal trasmettitore e volle riconoscervi la moglie. Più la voce gridava, lo insultava dandogli del buono a nulla, più lui rispondeva furioso: “svergognata che ci fai alzata a quest’ora?”, “ma che tardi c’è il fuso orario cà è mattina scimunito”, “e buggiarda sei! io lo so che approfitti ca un ci sugnu per andare con gli altri”. I partecipanti al quel gioco del massacro facevano molta fatica a trattenere le risate ma nessuno riuscì a resistere quando il Cuticchio inconsapevole se ne uscì urlando con un geniale gioco di parole: “donna infame, una cosa non mi devi fare però, una cosa mi devi promettere, non mi devi fare gli Asinatti!! lo devi promettere, hai capito? mi devi dire: non ti farò mai gli Asinatti!”. Il timore del cuticchio era in definitiva uno solo, che la moglie lo tradisse se ne era fatto una ragione, ma che andasse con un “bleq” non era ammissibile, che tornasse in paese con un figlio del peccato non riconoscibile per questioni di “onore” lo metteva in una tale confusione da fargli confondere muli con asini e mulatti con “asinatti”.
(segue)


ma che bella puntata
quanto al geloso, noi abbiamo le registrazioni del miracoloso viaggio in Spagna nel 1972 (che a sto punto racconterò)
Commento by chiagia — 11 gennaio 2010 @ 20:11
Ma i Cuticchio sono parenti
Commento by Vincio — 13 gennaio 2010 @ 18:37
Ma Cuticchio era parente dei più famosi pupari panormiti?
P.S. Schifiù!
Commento by Vincio — 13 gennaio 2010 @ 18:38
non mi risultano parentele e poi per il santeliese era un soprannome
Commento by Shannafra — 13 gennaio 2010 @ 18:54
ottimi articolo, in pratica sto leggendo tutti i vostri articoli, saluti.
Commento by napoli — 8 agosto 2010 @ 20:10
Gli ASINATTI
Sono anch’io di di Sant’Elia . Ragazzino della Sant’elia di quei tempi .
Ricordo che passavamo sere intere seduti suggli scalini della scuola
ad ascoltare le storie inventate dal Cuticchio fglio , nostro coetaneo .
Tempi lontani , remoti , in cui la televisione era appena arrivata e ce l’aveva solo ” ‘u zzu Nicola ‘u Spazzinu ” , davanti alla cui casa ci si radunava per vedere i primi ” telefilm” pomeridiani tipo Rin Tin Tin . L’intrattenimento serale ce lo creavamo noi ragazzini , come dicevo poc’anzi , raccontandoci storielle e barzellette oppure giocando a nascondino ( A ‘mmucciari )in giro per il paesino che era allora S.Elia.
Commento by Savatore Tarantino — 12 marzo 2011 @ 18:21