Ogni sera esco dallo studio, attraverso il buio corridoio che porta alle scale di questo strano grande condominio che chiamiamo ” il falansterio “, nell’ atrio incrocio qualcuno degli innumerevoli abitanti di ritorno a casa, parole consuete passi ceduti il freddo mi colpisce uscendo dal portone, mi imbacucco indosso le cuffie dell’ipod, pigramente lo accendo senza neanche cambiare musica e mi avvio anche io come gli altri verso casa.
Un isolato a destra un paio a sinistra, attraverso quella parte di milano che mi separa dalla nuova casa in cui mi sono di recente trasferita, il passo è veloce in pochi secondi gli occhi vanno a terra e i pensieri in alto lontano .
Tutte le sere quasi a metà strada una voce mi fa uscire dall’ipnosi della camminata, ‘buona sera, buon rientro francesca’ sono già lontana quando, mi giro e alzata la testa riconosco la figura e il viso di Antonio, il lattaio del quartiere, che sorridente mi saluta come sempre alzando la mano, faccio il solito cenno da sordo muta, un sorriso imbarazzato e penso: che stupida, domani lo devo salutare io Antonio per prima non deve essere sempre lui a svegliarmi, domani non starò ancora rapita nei miei pensieri, domani lo vedrò.

