Ci sono parole che non si possono tradurre da una lingua ad un’altra, per le quali non esiste un termine o una espressione che possa essere considerata equivalente e che contenga tutte le sfumature dell’originale.
Quando devo definire il sentimento che mi suscitano certe persone non mi rimane che ricorrere al francese “attachant”; “un type attachant” è una persona per la quale già dal primo istante si prova un sentimento di simpatia, di empatia e di tenerezza, come nei confronti di un figlio; in maniera istantanea si prova l’impeto paterno della protezione. Si pensa che se anche non facesse nulla per meritarselo in maniera particolare, per il solo essere candidamente come è e senza mai richiederlo si sarebbe portati a portargli aiuto in caso di bisogno o incoraggiamento per qualunque impresa.
L’essere attachant si guadagna così per suo magnetismo essenziale in un’unico colpo la stima, l’affetto, la dedizione di chi incontra senza generare invidie e sospetti e si lascia amare di un amore sincero e semplice.
Chi è attachant in genere non sa di esserlo e non usa in maniera opportunista questo fascino, è un innocente, un essere che dà la perenne sensazione di essere in qualche modo perduto e miracolosamente a galla nel caos del mondo suscitando benevolenza.
Non riesco a risolverlo con amabile, seducente, attraente, gradevole o magnetico perché mi sembra che questi termini implichino una certa affettazione, una intenzione, una malizia che non coincide con il tipo umano che ho in mente, non si tratta di un fenomeno di innamoramento, di amicizia o di comunione di anime, è un’altra qualità, una qualità per me ancora intraducibile.

