29 novembre 2009

attachant

Filed under: scrivo — Shannafra @ 20:08

Ci sono parole che non si possono tradurre da una lingua ad un’altra, per le quali non esiste un termine o una espressione che possa essere considerata equivalente e che contenga tutte le sfumature dell’originale.

Quando devo definire il sentimento che mi suscitano certe persone non mi rimane che ricorrere al francese “attachant”; “un type attachant” è una persona per la quale già dal primo istante si prova un sentimento di simpatia, di empatia e di tenerezza, come nei confronti di un figlio; in maniera istantanea si prova l’impeto paterno della protezione. Si pensa che se anche non facesse nulla per meritarselo in maniera particolare, per il solo essere candidamente come è e senza mai richiederlo si sarebbe portati a portargli aiuto in caso di bisogno o incoraggiamento per qualunque impresa.

L’essere attachant si guadagna così per suo magnetismo essenziale in un’unico colpo la stima, l’affetto, la dedizione di chi incontra senza generare invidie e sospetti e si lascia amare di un amore sincero e semplice.

Chi è attachant in genere non sa di esserlo e non usa in maniera opportunista questo fascino, è un innocente, un essere che dà la perenne sensazione di essere in qualche modo perduto e miracolosamente a galla nel caos del mondo suscitando benevolenza.

Non riesco a risolverlo con amabile, seducente, attraente,  gradevole o magnetico perché mi sembra che questi termini implichino una certa affettazione, una intenzione, una malizia che non coincide con il tipo umano che ho in mente, non si tratta di un fenomeno di innamoramento, di amicizia o di comunione di anime, è un’altra qualità, una qualità per me ancora intraducibile.

27 novembre 2009

linea 92

Filed under: scrivo — Shannafra @ 18:47

Nella folla dell’autobus mi avvicino per timbrare; ti intravedo seduto a pochi passi con gli occhi chiusi, dormi.
Mi cadono i guanti, in quello spazio esiguo guardo in giù: sono ai tuoi piedi.
Ci chiniamo insieme, me li porgi e sorridi, sorridi con quegli occhi grandi arrossati dal sonno, con l’intera tua faccia ruvida di peruviano dall’età indefinita. In quel sorriso vedo in un istante la tua gioventù, le tue speranze e la fatica di seguire un destino che ti ha portato lontano da casa in un autobus affollato a Milano.
Il sorriso si spegne, gli occhi si richiudono; il sonno ha la meglio, la città sfocata dalla nebbia sfila fuori dal finestrino.

24 novembre 2009

il quattrenne letture serali e polemiche grammaticali

Filed under: Senza categoria — Shannafra @ 12:10

i tre briganti
[...] “Era una bambina piccola e triste. Si chiamava Tiffany e stava andando a casa di una vecchia zia, perché era orfana” [...]

quattrenne: mamma, che vuol dire orfana?

mamma: vuol dire che non ha più la mamma e il papà …

quattrenne: ah, la vecchia zia era orfana?

mamma:  no edo, è la bambina che è orfana e sta andando dalla vecchia zia …

quattrenne:  e allora perché dicono che la vecchia zia è orfana?

quattrenne: non lo dicono edo, rileggiamo

[...] “Era una bambina piccola e triste. Si chiamava Tiffany e stava andando a casa di una vecchia zia, perché era orfana” [...]

quattrenne: a me sembra orfana la zia …

mamma: edo non ha senso, comunque se vuoi te la rileggo cambiando la frase

[...] “Era una bambina piccola e triste rimasta orfana e stava andando a casa di una vecchia zia” [...]

quattrenne: e Tiffany dov’è finita Tiffany? ora ho capito la zia forse si chiama Tiffany!

Alla fine, dissolta ogni certezza, ho avuto pena per questa vecchia zia Tiffany orfana di padre e di madre, chissà se anche per lei è tanto complicato leggere le favole la sera.

23 novembre 2009

Il nastro bianco

Filed under: vedo — Shannafra @ 15:40

“(…) qualsiasi principio, quando viene assolutizzato, diventa disumano. Che sia un ideale religioso, politico o sociale, quando diventa pensiero unico produce il terrorismo. (…)” Michael Haneke

Nella germania dell’est in un isolato paesino rurale  dei primi del secolo scorso si susseguono episodi curiosi e di estrema violenza, trappole, imboscate, vandalismi che immergono l’intera popolazione in una tetra atmosfera di sospetto reciproco.

All’interno di queste case e di questo villaggio, in un contesto già retto per convenzione dalla legge del sopruso e della violenza psicologica e fisica si vedono crescere le giovani menti che nell’immediato futuro saranno protagoniste di una delle pagine più efferate della storia moderna.

Il bianco e nero di Haneke ci regala momenti magici di dramma e di contrasto, nere le macchie delle persone sulla neve bianca al funerale del contadino suicida, bianche le fiaccole nel buio fitto del bosco che illuminano il bambino disabile picchiato selvaggiamente, nere su nero le figure nell’oscurità delle case  nella notte interrotta dalle lievi fiamme delle lampade ad olio, l’immagine tutta  ci trattiene in una atmosfera claustrofobica e terribile.

Il nastro bianco non è però un film che racconta una storia senza speranza, il narratore, il maestro del villaggio rimane estraneo a questo universo fatto unicamente di rapporti perversi  mostruosi e di omertà e sembra vederlo dall’esterno esserne stupito e inorridito insieme allo spettatore. Lui  si innamorerà in maniera fresca e limpida di una giovane levatrice proveniente dalla città dove insieme a lei costruirà un futuro e una  vita diversa lontana dal villaggio trovando la sua personale via di fuga anche dalle atrocità della guerra.

Fughe

Filed under: leggo — Shannafra @ 14:06

Traversare la strada per scappare di casa lo fa solo un ragazzo.

(Cesare Pavese – Lavorare stanca)

18 novembre 2009

il quattrenne le donne le scimmie i criceti e la pallacanestro – riassunto delle puntate precedenti

Filed under: le uscite del quattrenne — Shannafra @ 18:24

Il quattrenne ha ricevuto una proposta di matrimonio da una coetanea, ha risposto “non posso anche le altre mi vogliono”.

Il quattrenne mi ha chiesto ‘quanto pesa tutto l’intero mondo?’ mi sono presa fino a  sera per rispondere (lui intanto si è autorisposto – certo che ci vorrebbe una bilancia molto grande!).

Il quattrenne si è fatto comprare un peluche all’ikea, ha scelto un criceto pezzato. Sulla strada del ritorno mi ha detto che aveva deciso di chiamarlo NNA la spiegazione è che il criceto ha due macchie marroni sulla pelliccia e una nera N= marrone A =nero NNA una specie di algoritmo … ( paura)

Il quattrenne  ascolta attento la spiegazione della parola ‘banale’ fa una pausa e poi mi dice :” ho capito mamma allora tu sei banale ”

Il quattrenne  ha una passione per un supereroe che si chiama Vomito

Il quattrenne, evoluzionismo versus creazionismo  : “mamma tu quando eri giovane e eri scimmia sapevi giocare a pallacanestro ?”

(segue)

17 novembre 2009

mammeggiando

Filed under: scrivo — Shannafra @ 15:39

Sarò matta, ma a me piace andare alle festine di compleanno dei quattrenni.

In queste occasioni, sbirciando, riesci a vedere com’è tuo figlio quando non è a casa solo con te; lo vedi com’è in mezzo agli amici, ai ‘rivali’, alle femminucce o alla confusione e questo è già un primo grande divertimento.

Non mancano in genere note di costume, esagerazioni ed effetti speciali da ballo delle debuttanti che meriterebbero a sé un vero trattato di antropologia. La festa di ieri invece, come molte altre, era una festa normale: le mamme erano mamme normali e quindi parecchio interessanti  nella loro varia normalità.

Le mamme, infatti, sono l’altro grande oggetto d’interesse in queste occasioni: quasi sempre ci sono solo mamme, raramente appare qualche papà se non per riportare la famiglia a casa a fine festa.
Ma meglio così perché noi mamme, fra mamme, mammeggiamo.

A un certo punto, quando i bambini hanno preso il via e il rumore rende indistinguibili le voci nel recinto di là, nel recinto di qua si formano i gruppetti, e si fanno due chiacchiere.
Queste chiacchiere sono il mio più grande divertimento: c’è la mamma depressa “eh, si tira avanti”,  la mamma separata che chiama l’ex marito “quell’essere” ma è  nella  fase sovreccitata “ho un nuovo fidanzato, moooolto giovane sapete? quasi ho voglia di fare il terzo!!!”, la mamma giovane, bella, silenziosa e educata “oh fai l’architetto? anche d’interni? che bello io adoro i mobili e gli accostamenti” (!!?), la mamma ciellina rigorosamente senza trucco con maglione sformato e Birkenstock,  la mamma di sinistra mediosofisticata e con una spocchia in compenso altissima “bisogna considerare l’emotività del bambino”,  l’adulatrice “e tu quando lo fai il secondo che sei ancora così giovane?”, molte altre tipologie tutte diverse e una schiera di figure accessorie del genere: nonne energiche, tate variopinte, fratellini annoiati.

Ad alcune conversazioni partecipo attivamente evitando sempre discorsi troppo impegnati, possibili generatori di  imbarazzo; dopo qualche esperienza ho verificato che gli argomenti tabù assolutamente da aggirare alle festine sono: matrimonio/convivenza, religione si/religione no, scuola pubblica/privata e la politica in genere. Quindi si parla di vita quotidiana di corsi, di gravidanze di bambini e a volte anche di lavoro.

Cerco di parlare con tutte ma purtroppo, alla fine, di alcuni discorsi riesco a captare con mio grande  rammarico solo qualche frammento.

Sono sempre impressionata dal livello di professionalità esibito in queste occasioni, tutte mi sembrano mamme “con il diploma”, donne che sanno darti risposte su qualsiasi argomento riguardi i pargoli, l’elementare migliore, i corsi di musica, di judo di calcio, le tate (sempre pessime), le colf (anche peggio), la sezione da evitare, lamentandosi continuamente delle scarse attività proposte agli amati bambini dalle educatrici della materna; che vorrei ricordare si spupazzano 27 amorini urlanti tutto il giorno, tutti i giorni per molte ore, con un rapporto 1/27!
Sono mamme manager tutte armate di agenda, segnano cellulari, scrivono appunti e bisogna lottare per non ritrovarsi coinvolte in una miriade di appuntamenti pomeridiani nelle settimane successive.

Festina dopo festina qualcuna fa intravedere anche il suo essere donna, moglie, compagna, nostalgica ragazza (la maggioranza sfiora la quarantina da sotto o da sopra) o si abbandona a qualche confidenza.

Poi torta, tanti auguri, applausi, apertura rituale dei regali, si chiamano i nomi dei bambini una, due, tre, quattro volte, si reinfilano cappotti su braccia di bambini svogliati e ci si avvia verso casa carichi di palloncini a preparare la cena.

Capita poi come ieri che, sulla via del ritorno, riceva sms firmati “mamma di A.” o “mamma di F.” – scusami dimenticavo magari prendiamo un caffè una mattina? – o – ti andrebbe di fare due chiacchiere noi due un pomeriggio? – che somigliano a timidi messaggi di sos lanciati in mare in una bottiglia e  mi mettono addosso un leggero velo di malinconia.

16 novembre 2009

La voce a te dovuta

Filed under: leggo — Shannafra @ 11:04

[...]
Al di là di te ti cerco.
Non nel tuo specchio
e nella tua scrittura
nella tua anima nemmeno
Di là più oltre.
[...]

(Pedro Salinas)

15 novembre 2009

ABC

Filed under: leggo — Shannafra @ 15:35

Ormai non saprò più
cosa di me pensasse A.
Se B. fino all’ultimo non mi abbia perdonato
Perché C. fingesse che fosse tutto a posto
Che parte avesse D. nel silenzio di E.
Cosa si aspettasse F., sempre che si aspettasse qualcosa

Perché G. facesse finta, benché sapesse bene
Cosa avesse da nascondere H.
Cosa volesse aggiungere I.
Se il fatto che io c’ero, lì accanto,
avesse un qualunque significato
per J. per K. e il restante alfabeto.

da: ” Due punti ” di Wislawa Szymborska

14 novembre 2009

massimi sistemi minima leggerezza

Filed under: scrivo — Shannafra @ 12:12

sillogismo :

se la competizione
la sorte
la maschera e la vertigine

sono gli elementi fondamentali del gioco (cfr Caillois)

e questi stessi elementi sembrano essere i direttori delle nostre azioni

la vita allora sarebbe un gioco ?dadi

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