Sarò matta, ma a me piace andare alle festine di compleanno dei quattrenni.
In queste occasioni, sbirciando, riesci a vedere com’è tuo figlio quando non è a casa solo con te; lo vedi com’è in mezzo agli amici, ai ‘rivali’, alle femminucce o alla confusione e questo è già un primo grande divertimento.
Non mancano in genere note di costume, esagerazioni ed effetti speciali da ballo delle debuttanti che meriterebbero a sé un vero trattato di antropologia. La festa di ieri invece, come molte altre, era una festa normale: le mamme erano mamme normali e quindi parecchio interessanti nella loro varia normalità.
Le mamme, infatti, sono l’altro grande oggetto d’interesse in queste occasioni: quasi sempre ci sono solo mamme, raramente appare qualche papà se non per riportare la famiglia a casa a fine festa.
Ma meglio così perché noi mamme, fra mamme, mammeggiamo.
A un certo punto, quando i bambini hanno preso il via e il rumore rende indistinguibili le voci nel recinto di là, nel recinto di qua si formano i gruppetti, e si fanno due chiacchiere.
Queste chiacchiere sono il mio più grande divertimento: c’è la mamma depressa “eh, si tira avanti”, la mamma separata che chiama l’ex marito “quell’essere” ma è nella fase sovreccitata “ho un nuovo fidanzato, moooolto giovane sapete? quasi ho voglia di fare il terzo!!!”, la mamma giovane, bella, silenziosa e educata “oh fai l’architetto? anche d’interni? che bello io adoro i mobili e gli accostamenti” (!!?), la mamma ciellina rigorosamente senza trucco con maglione sformato e Birkenstock, la mamma di sinistra mediosofisticata e con una spocchia in compenso altissima “bisogna considerare l’emotività del bambino”, l’adulatrice “e tu quando lo fai il secondo che sei ancora così giovane?”, molte altre tipologie tutte diverse e una schiera di figure accessorie del genere: nonne energiche, tate variopinte, fratellini annoiati.
Ad alcune conversazioni partecipo attivamente evitando sempre discorsi troppo impegnati, possibili generatori di imbarazzo; dopo qualche esperienza ho verificato che gli argomenti tabù assolutamente da aggirare alle festine sono: matrimonio/convivenza, religione si/religione no, scuola pubblica/privata e la politica in genere. Quindi si parla di vita quotidiana di corsi, di gravidanze di bambini e a volte anche di lavoro.
Cerco di parlare con tutte ma purtroppo, alla fine, di alcuni discorsi riesco a captare con mio grande rammarico solo qualche frammento.
Sono sempre impressionata dal livello di professionalità esibito in queste occasioni, tutte mi sembrano mamme “con il diploma”, donne che sanno darti risposte su qualsiasi argomento riguardi i pargoli, l’elementare migliore, i corsi di musica, di judo di calcio, le tate (sempre pessime), le colf (anche peggio), la sezione da evitare, lamentandosi continuamente delle scarse attività proposte agli amati bambini dalle educatrici della materna; che vorrei ricordare si spupazzano 27 amorini urlanti tutto il giorno, tutti i giorni per molte ore, con un rapporto 1/27!
Sono mamme manager tutte armate di agenda, segnano cellulari, scrivono appunti e bisogna lottare per non ritrovarsi coinvolte in una miriade di appuntamenti pomeridiani nelle settimane successive.
Festina dopo festina qualcuna fa intravedere anche il suo essere donna, moglie, compagna, nostalgica ragazza (la maggioranza sfiora la quarantina da sotto o da sopra) o si abbandona a qualche confidenza.
Poi torta, tanti auguri, applausi, apertura rituale dei regali, si chiamano i nomi dei bambini una, due, tre, quattro volte, si reinfilano cappotti su braccia di bambini svogliati e ci si avvia verso casa carichi di palloncini a preparare la cena.
Capita poi come ieri che, sulla via del ritorno, riceva sms firmati “mamma di A.” o “mamma di F.” – scusami dimenticavo magari prendiamo un caffè una mattina? – o – ti andrebbe di fare due chiacchiere noi due un pomeriggio? – che somigliano a timidi messaggi di sos lanciati in mare in una bottiglia e mi mettono addosso un leggero velo di malinconia.