E’ lecito attribuire a un singolo individuo un’importanza tale da fargli prendere il posto di tutti gli altri?
E’ lecito gravarlo così tanto d’amore e d’innocenza?
Elias Canetti
E’ lecito attribuire a un singolo individuo un’importanza tale da fargli prendere il posto di tutti gli altri?
E’ lecito gravarlo così tanto d’amore e d’innocenza?
Elias Canetti
Lo spogliatoio delle donne è un campo di guerra. Tutte fanno finta di no ma si guardano e si spiano continuamente a vicenda. Tutte si guardano e si riguardano allo specchio con sguardo critico o invidioso con sguardo benevolo, con sguardo cieco.
Nello spogliatoio delle donne tutte vanno in giro sempre nude e parlano in continuazione
Una deve andarsi a pesare dall’altra parte della stanza? Si copre almeno con un’asciugamanino da bidet? Non ci pensa proprio, ci va nuda e mentre ci va si specchia e cerca di vedersi dietro a rischio di svitarsi la cervicale. Guardi e pensi ti guardano e pensi tutte si guardano e pensano, i pensieri si sentono e si mischiano ai discorsi:
“questa ha più seno meno culo più grassa meno grassa troppo magra; io sono più depilata meno depilata quella ha ben 3 tatuaggi di cui uno sbiadito che schifo non lo farei mai e due piercing e magari poi chissà che razza di biancheria si mette ora vediamo se ci azzecco avrà cinquant’anni anni vorrei proprio vedere. Ma poi forse a lui piacerei più così chissà se a lui piacerebbe. Magari porta uno di quei cosi lì come si chiamano che non si capisce perché li porti tanto cosa coprono cosa proteggono quei cordini? Aspetta che guardo da dove lo infila sarà mica igienico eh ecco si beh però non le sta neanche bene anche se per la sua età. Che poi perché si mette una cosa così che si capisce anche che è scomodo come minimo ha l’amante che una non si mette così per un marito.
Poi ti giri e c’è la fiera del pizzo che neanche a Sangallo chissà quanto le è costato però mi piace quello lo metterei .. eh vabbè tutto imbottito poi che non c’ha niente o meglio ce l’ha ma che brutte che io almeno eh tutta natura alla mia età. E poi va bene finalmente la lezione è finita che galera oggi quella istruttrice abbiamo sudato per fortuna dopo ci siamo anche ripassate nella sauna e poi ci siamo buttate nell’acqua gelata che fa bene e ci credo che fa bene che io ci resisto solo un secondo, vabbè lì c’è scritto tre minuti, ma io non ce la posso fare. E siamo lì nello spogliatoio dopo la doccia che c’è quella che ci sta un’ora intera nella doccia e usa quarantadue prodotti che roba strana che io quelle bottiglie mica le ho mai viste … e poi quell’altra l’ho vista che usava il silkepil c’è scritto non depilarsi ma quella deve depilarsi per forza qui non può depilarsi a casa sua ma poi guarda che schifo è vero ora le giovani si tolgono via tutto che ai miei tempi non si usava e poi quanto si depila chissà che male ah io no io sono per il naturale si che depilarsi troppo fa male pure che depilarsi lo devi fare che sennò un uomo non te lo tieni eh si figurati adesso il mio uomo ama il pelo sisi risate sisi…
E poi lo sai la settimana bianca con quello lì eh si uno schifo mi ha lasciata in albergo tutto il tempo che io lo sai che ti dico ti dico che se li può mettere su per il culo i suoi sci che lo sai com’è gli uomini sono tutti uguali era già successo con quell’ altro che almeno quello si scopava bene ma dai veramente non mi ricordo sisi risate. E tu con tuo matito tutto bene si al solito o meglio non so non chiedo niente ma sta sempre al computer la sera fino a tardi che non lo so cosa fa ma preferisco non saperlo e poi tanto è lo stesso l’importante è che mi tratti bene e dai vedrai non è niente sono fasi eh si sospiro …
Ma e i figli si bene e tua madre ancora ricoverata eh no ma quella non l’ammazza nessuno piuttosto l’ammazza mio padre risate risate…
Certo che l’hai vista quella che è due ore che si fa la messa in piega in tanga? mah che poi si dai non è male ma non c’ha tette hai visto anche te poi è tre ore che si spalma creme e oli che non si respira qui dentro dalla puzza e ora vorrei vedere quanto ci mette a truccarsi e la differenza che c’è fra ora e quando esce che gli uomini che la guardano non lo sanno com’è qui e il trainer sbava che a me manco mi fila quando gli chiedo di spiegarmi le macchine mah …che poi sarà vero che quelle tette sono rifatte sarà vero o no a te chi te l’ha detto? risate risate …
Certo che hai proprio dei bei capelli lo sai ma che dico ma no che sono piena di bianchi massì che magari vengo da te e mi fai la tinta va bene dai così ci facciamo due risate e poi magari usciamo ci facciamo un giro facciamo strage di negozi di intimo anche noi risate risate e poi sai quant’è che non vado al cinema una vita dai mi porti e poi andiamo a berci una birra a condizione però che non si parli di figli ok solo di uomini risate va bene ci sentiamo ok dai è stato bello risate ok sai quante volte avrei vogli di mandare tutti al diavolo si … “
Mi ha sempre sorpreso con che rapidità cambiano i sentimenti e gli stati d’animo sia nel racconto dell’esperienza di altri che nella mia vita. Una frase uno sguardo una notizia può portare dalla leggerezza della felicità alla profondità della disperazione con una velocità incontrollabile. E’ altrettanto difficile provare a misurare quanto rimarranno le tracce dei colpi subiti. Non avremo mai abbastanza esperienza né saggezza per imparare a essere più veloci del cambiamento come se fossimo programmati per non poterci difendere.
Ognuno ha le sue prigioni, mentali, fisiche…
Ognuno ci convive….
Ma quando le pareti cominciano a restringersi, le
facce diventano anonime….
Quando lo specchio comincia a darti del tu….
Quando i marciapiedi ti provocano vertigini e la
strada sembra il tuo tappeto rosso….
Metti insieme il tuo bagaglio….
Riempilo di ricordi, speranze, parole, storie vissute e
storie da vivere….
Riempilo di emozioni, musiche, liti, illusioni d’epoca, domande e risposte….
Trovati un amico e comincia la
condivisione, l’esplorazione….
vai a caso, lascia le tue lacrime sul
cuscino, incontrati con la vita, scontrati con il dolore ruba l’amore….
Non avere una meta ma cento, prova a ritornare perché
il ritorno dà senso al viaggio….
Pensa a Polifemo e alla sua solitudine e rispetta la
solitudine altrui….
Gira intorno al mondo….
Non girare con lui….
Affrancati da te stesso e dall’attesa….
Per amare la vita bisogna tradire le aspettative….
Guardati intorno e guardati da chi si professa libero….
Il sapore della libertà è la paura….
Solo chi ha paura della libertà ha il coraggio di
inseguirla…..
(Le cento città, Vincenzo Costantino Chinaski)
Quelle giornate in cui esci per andare a lavorare, prendi la metropolitana e per ben due volte ti cedono il posto sorridendo, davanti a te c’è un ragazzo con un doppio piercing che gli allarga i lobi delle orecchie fino a farli sembrare due padelle penzolanti, la signora a fianco a lui lo fissa disgustata e a te scappa da ridere per la scena.
Passi dal tipo delle fotocopie che ti fa passare avanti così fai prima, e naturalmente pensi ‘che gentile’.
Arrivi in comune allo sportello per consegnare una pratica e la signora che avevi già visto il mese prima ti riconosce, scambia due chiacchiere mentre timbra i fogli e ti saluta allegramente. Allora riprendi la metropolitana e giochi a fare le smorfie con un bambino e per poco non perdi la fermata per quanto ridi.
Scendi in centro e c’è il sole fai un giretto e magari per l’euforia ti concedi una paio di regalini di poca spesa ma che ti gratificano molto e, crepi l’avarizia, prendi un cappuccio e un dolcetto al bar. Quando chiedi un po’ di latte freddo il barista si spertica per rifartelo della temperatura giusta che quasi ti viene da protestare. Passi dal panettiere, la commessa ignora la signora in pelliccia che tenta di passarti avanti e facendoti l’occhiolino ti serve e abbonda senza segnare …
Quelle giornate lì, se ti capita di passare davanti allo specchio della macchinetta automatica delle fototessere vedi che semplicemnte stai sorridendo.
A volte penso che nella mia vita sia un po’ tutto a rovescio, un amico dice che ci sarebbe materiale “quantomeno per un romanzo psicologico breve”. Quantomeno.
Si me quitaran totalmente todo
si, por ejemplo, me quitaran el saludo
de los pájaros, o de los buenos días
del sol sobre la tierra
me quedaría
aún una palabra.
Aún me quedaría una palabra
donde apoyar la voz.
Si me quitaran las palabras
o la lengua
hablaría con el corazón
en la mano,
o con las manos en el corazón.
Si quitaran una pierna
bailaría en un pie.
Si me quitaran un ojo
lloraría en uno ojo.
Si me quitaran un brazo
me quedaría el otro,
para saludar a mis hermanos,
para sembrar los surcos de la tierra,
para escribir todas las playas del mundo, con tu nombre
amor mío.
Alejandro Romualdo
Al quattrenne piace la carne, quando si mette a tavola quasi sempre chiede “che bestia è questa?” e noi, pollo, coniglio ecc… l’altra sera dopo essersi sentito rispondere “vitello” si è lasciato scappare un vago “poverino il vitellino”, poi dopo breve riflessione, attaccando la bistecca ha aggiunto “vabbè però è anche colpa sua, potrebbe imparare a mimetizzarsi così non vedendolo non potremmo farci le bistecche”
argomento chiuso
U’ Cuticchio nel frattempo era andato in america con la famiglia in cerca di fortuna ma non aveva resistito; alla prima occasione aveva lasciato moglie e figli e tornato per una questione da sbrigare in paese non li aveva più raggiunti.
Ora la sera in estate raccontava le storie d’america o meglio della cittadina di provincia in cui era atterrato catapultato da S.Elia e del lavoro in fabbrica (in factory, le “fattorie” come le chiamava lui). Aveva lavorato qualche mese in una “fattoria di scarpe” e ne conservava un ricordo terribile. Raccontava con timore ancora vivo della difficoltà per orientarsi nei luoghi e fra la gente, della paura che non lo aveva lasciato mai.
I ”bleq”, i neri lo terrorizzavano, “mai prestare i soldi a un bleq, non li recupererai mai… e rischi anche di prendere tumpulate”; nei suoi ricordi tutto era grande, il freddo al di là di ogni immaginazione, ogni cosa ostile, la violenza e il sopruso sempre presenti, la nostalgia del paese insopportabile.
A quei tempi i miei genitori avevano trasferito a S.Elia la loro entusiasta passione per l’etnografia e avevano preso l’abitudine di registrare tutto quello che potevano sui nastri di un registratore “geloso”, il microfono lungo e cilindrico e la voluminosa cassettona con i tasti colorati era presente in ogni occasione; si registravano le canzoni, le poesie in dialetto, le preghiere dei vecchi, le storie del paese e quelle private, comprese quelle rocambolesche del Cuticchio. Il poveraccio mezzo ubriaco chiedeva a mia madre che gli teneva il microfono vicino alla bocca: “signora, ma questo cos’è ?”. E lei rispondeva con aria indifferente: “niente, non si preoccupasse, un bastone”. E così su quei nastri ancora oggi sono rimaste le storie del Cuticchio e di molti altri.
A volte melanconico raccontava di una misteriosa ed elegante signora palermitana che si faceva accompagnare a fare passeggiate in barca a remi. Nel suo ricordo idilliaco, la signora portava un cesto pieno di provviste e un fornelletto a gas; ad un certo punto del racconto lui elencava estasiato i manicaretti che lei gli preparava approdati sullo scoglio dopo essersi abbandonata con lui a improbabili amplessi amorosi.
Il ritorno dall’america del cuticchio fece ideare alla mente perversa del “barbiere” il suo scherzo capolavoro.
Una sera, dopo una lauta cena abbondantemente annaffiata dal vino, il barbiere fece credere al Cuticchio di essere in possesso di un telefono portatile capace di metterlo in contatto con la moglie in america. Approfittando della scarsa lucidità del malcapitato gli mise in mano un Walkie Talkie e lo obbligò ad arrampicarsi sulla montagnetta vicino alla crocetta della Madonnina con il pretesto che lì il segnale sarebbe stato indubbiamente migliore.
Affacciato su una scogliera a picco sul mare il Cuticchio guardava incredulo l’apparecchio che aveva in mano quando improvvisamente sentì una voce gracchiare dal trasmettitore e volle riconoscervi la moglie. Più la voce gridava, lo insultava dandogli del buono a nulla, più lui rispondeva furioso: “svergognata che ci fai alzata a quest’ora?”, “ma che tardi c’è il fuso orario cà è mattina scimunito”, “e buggiarda sei! io lo so che approfitti ca un ci sugnu per andare con gli altri”. I partecipanti al quel gioco del massacro facevano molta fatica a trattenere le risate ma nessuno riuscì a resistere quando il Cuticchio inconsapevole se ne uscì urlando con un geniale gioco di parole: “donna infame, una cosa non mi devi fare però, una cosa mi devi promettere, non mi devi fare gli Asinatti!! lo devi promettere, hai capito? mi devi dire: non ti farò mai gli Asinatti!”. Il timore del cuticchio era in definitiva uno solo, che la moglie lo tradisse se ne era fatto una ragione, ma che andasse con un “bleq” non era ammissibile, che tornasse in paese con un figlio del peccato non riconoscibile per questioni di “onore” lo metteva in una tale confusione da fargli confondere muli con asini e mulatti con “asinatti”.
(segue)